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TOLO TOLO

Avevo deciso di non scrivere nessun post su Zalone, per diversi motivi. 
In primis perché i suoi film non mi sono mai piaciuti, ma essendo un fenomeno di costume non volevo passare per chi cerca visibilità dicendo le cose peggiori sul film del momento. Poi perché da quando è uscito il video di lancio del film si è scritto di tutto, e cosa posso aggiungere io di nuovo a tutto il fiume di parole spese per lui? 
Che è successo poi? E’ successo che ho visto il film. 
Ed è un film pieno di difetti, con un finale che grida vendetta e con una scrittura, nonostante ci sia lo zampino di Paolo Virzì (e si vede), che procede in maniera discontinua. Ma è un film che mi è impossibile non amare.
Perché parliamoci chiaro, Checco Zalone avrebbe potuto rifare un Quo Vado, ripetendone le dinamiche comiche, fare gli stessi soldi del suo film dei record, e nessuno avrebbe avuto niente da dire. Era ciò che chiunque si sarebbe aspettato,
E invece Zalone ha deciso di spendere il credito acquisito con il suo pubblico cambiando totalmente direzione al suo percorso artistico. 
E in effetti il sospetto che qualcosa di diverso stava bollendo in pentola c’era stato quando aveva deciso di esordire dietro la macchina da presa, rompendo (momentaneamente?) il sodalizio con Gennaro Nunziante che fino a Quo Vado aveva diretto tutti i film con Zalone. 
Poi è uscito il video di lancio del film, non un trailer, come al solito, ma il video di una canzone in cui Zalone imitando Celentano prende per il culo i luoghi comuni razzisti che in questo periodo storico vanno tanto di moda. 
Ovviamente le polemiche si sono sprecate, per qualche motivo a me ignoto il video è stato preso sul serio, per qualche motivo a me ignoto si è pensato che il video fosse un apologia del razzismo. Guardatelo bene sto video, e ditemi se non è chiaro che è satira. Basterebbe solo la scena in cui Zalone imita Mussolini per capire che è tutta una presa in giro. Ma non è compito mio analizzare le motivazioni antropologiche che ci stanno dietro l’analfabetismo funzionale. 
E finalmente l’1 gennaio esce il film, ed è tutto chiaro. 
Intanto è un film, non una serie di gag: c’è una storia. Una storia che per 90 minuti mette a nudo tutta la pochezza di una certa Italia razzista, ma anche la pochezza di una certa cosiddetta sinistra. In cui tutti sono esseri umani, e in quanto tali stronzi o buoni a prescindere dal colore della pelle. Un film che, e lì sono saltato dalla sedia, cita una scena de Salvare il soldato Ryan. E un finale, che come dicevo ad inizio post, grida vendetta: non ve la spoilero, ma secondo me rovina un po’ tutto il film. Però avere il coraggio di girare, di pensare una cosa del genere basta già a perdonare tutto. 
Con la speranza che sia un punto di partenza: c’è un potenziale enorme in questo film, potenziale in parte inespresso (ma non dimentichiamo che è un’opera prima e che Zalone ha dimostrato in più di un’occasione di essere molto intelligente), potenziale che se diventerà realtà spazzerà via tutte le commediole a cui siamo stati abituati in questi ultimi anni, riportando la nostra cinematografia ai fasti di quella commedia all’italiana cattiva, graffiante che ci bastonava senza sconti. E non avete idea di quanto ci farebbe bene una bella dose di bastonate in questo momento.

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